Dichiarazioni comuni di PCI, PCE e PCF (Livorno 1975, Roma 1975, Madrid 1977)
PeopleEnrico Berlinguer, Santiago Carrillo, Luigi Longo TermsEurocommunism, Italian Communist Party, Communist Party of Spain, French Communist Party, Helsinki Final Act, Peaceful Coexistence EventsThe Helsinki Accords LearnSocialist Debates, Part 2 · Ch. 9 Is socialism through democracy and pluralism a new road or a departure?
Dichiarazione comune di PCI e PCS (Livorno, luglio 1975)
Su invito del Comitato Centrale del PCI, una delegazione del Partito comunista spagnolo, diretta dal segretario generale Santiago Carrillo, ha soggiornato in Italia dal 9 all'11 luglio 1975. Durante la sua permanenza in Italia, la delegazione del PCS ha avuto conversazioni con una delegazione del PCI presieduta dal segretario generale Enrico Berlinguer. La delegazione spagnola è stata intrattenuta a cordiale colloquio dal Presidente del PCI Luigi Longo.
A Livorno l'11 luglio, si è svolta una grande manifestazione popolare sul tema: «Libertà per la Spagna. Unità di tutte le forze democratiche per una Europa antifascista, di progresso e di pace» nel corso della quale hanno preso la parola i compagni Enrico Berlinguer e Santiago Carrillo.
Insieme ai due segretari generali, hanno preso parte alle conversazioni, per il PC spagnolo, i compagni Gregorio Lopez Raimundo, membro del Comitato Esecutivo del PCS e segretario generale del Partito Socialista Unificato di Catalogna, Manuel Azcarate e Maurizio Perez, membri del Comitato Esecutivo e Mikel Ojanguren, membro del Comitato Esecutivo del PCS e membro della segreteria del Partito comunista di Euzkadi e per il PCI, i compagni Giancarlo Pajetta, Alessandro Natta e Tullio Vecchietti, membri della Direzione, Sergio Segre, membro del Comitato Centrale e Responsabile della Sezione Esteri, Angelo Oliva, membro del Comitato Centrale e viceresponsabile della Sezione Esteri e Lina Fibbi, membro del Comitato Centrale.
All'inizio delle conversazioni, che si sono svolte in un clima di piena comprensione reciproca e di fraterna cordialità, il compagno Carrillo ha espresso le più vive e fraterne congratulazioni dei comunisti spagnoli per il grande successo realizzato dal PCI e dall'insieme delle forze di sinistra nelle elezioni del 15-16 giugno.
Nel corso dei colloqui il compagno Enrico Berlinguer ha illustrato, con i risultati e il significato delle elezioni, le linee di fondo alle quali si ispira l'attività e l'iniziativa politica del PCI, tanto in campo nazionale quanto in campo internazionale e ha riconfermato la solidarietà dei comunisti italiani con la lotta del Partito comunista e di tutte le forze democratiche e antifasciste spagnole contro la repressione e per la libertà.
Il compagno Santiago Carrillo ha illustrato, dal canto suo, le posizioni e l'iniziativa del Partito comunista spagnolo, nella lotta per la riconquista della democrazia, mettendo l'accento sullo sviluppo delle lotte operaie e popolari, sul trionfo dei candidati di unità democratica nelle recenti elezioni sindacali e sui progressi del processo di convergenza di tutte le forze antifranchiste intorno alla Giunta democratica.
Al termine dei colloqui tra le delegazioni del Partito comunista italiano e del Partito comunista spagnolo è stata approvata la seguente dichiarazione comune:
Si apre concretamente dinanzi all'Europa — con la caduta delle dittature fasciste in Portogallo e in Grecia, e con la crisi lacerante attraversata dal regime franchista in Spagna — la possibilità di un continente senza più regimi fascisti e anche per la Spagna si prospetta un regime di democrazia e di libertà. Si fa più pressante l'esigenza per le forze operaie e democratiche di indicare, tanto a livello dei singoli paesi quanto a livello europeo occidentale, nelle nuove condizioni determinate dai positivi progressi del processo di distensione internazionale, nuovi orientamenti capaci di favorire l'incontro tra l'insieme delle forze democratiche per una politica di rinnovamento democratico e socialista della società, per uscire positivamente dalla crisi profonda che investe i paesi capitalistici d'Europa.
Questa crisi testimonia dell'incapacità del capitalismo di far fronte alle esigenze generali di sviluppo della società e ai problemi con i quali è attualmente confrontata, e di attuare in tutti i campi quelle profonde riforme strutturali che sole possono garantire il progresso delle nazioni. Essa rende sempre più stridente il contrasto tra una politica imposta dai gruppi monopolistici e dalle grandi società multinazionali e la necessità di dare risposte positive alle esigenze di libertà, di partecipazione, di progresso economico, sociale e culturale delle grandi masse popolari. Da questa crisi è necessario e possibile uscire positivamente, sviluppando le più larghe convergenze e intese tra le forze nelle quali si riconosce oggi il movimento operaio e democratico del continente. Ciò è anche indispensabile per far fallire i tentativi di certi gruppi capitalistici di dare a questa crisi uno sbocco apertamente reazionario ed autoritario.
Consci di questa responsabilità e animati dalla volontà di tutto mettere in opera perché questa convergenza e questo incontro si possano realizzare, i comunisti italiani e spagnoli dichiarano solennemente che, nella loro concezione di una avanzata democratica al socialismo, nella pace e nella libertà, si esprime non un atteggiamento tattico ma un convincimento strategico, il quale nasce dalla riflessione sull'insieme delle esperienze del movimento operaio e sulle condizioni storiche specifiche dei rispettivi paesi, nella situazione europeo-occidentale. Compito comune dei comunisti e dell'insieme delle forze democratiche è quello di dare, con la loro azione per la soluzione dei problemi posti dinanzi alle grandi masse popolari e alla società nel suo insieme, soddisfazione reale a quei bisogni sociali e a quei valori umani di libertà, di giustizia e di civiltà che il capitalismo sempre più sacrifica e comprime.
La prospettiva di una società socialista nasce oggi dalla realtà delle cose e ha come premessa la convinzione che il socialismo si può affermare, nei nostri paesi, solo attraverso lo sviluppo e l'attuazione piena della democrazia. Ciò ha come base l'affermazione del valore delle libertà personali e collettive e della loro garanzia, dei principi della laicità dello Stato, della sua articolazione democratica, della pluralità dei partiti in una libera dialettica, dell'autonomia del sindacato, delle libertà religiose, della libertà di espressione, della cultura, dell'arte e delle scienze. Nel campo economico una soluzione socialista è chiamata ad assicurare un alto sviluppo produttivo, attraverso una politica di programmazione democratica che faccia leva sulla coesistenza di varie forme di iniziativa e di gestione pubblica e privata.
Muovendo da questi convincimenti, che sono parte fondamentale delle loro impostazioni politiche e teoriche, i comunisti italiani e spagnoli operano perché — per la riconquista e l'affermazione della democrazia in Spagna, per il suo sviluppo in Italia — si realizzi il più ampio e democratico incontro di tutte le forze politiche. Questo incontro — nel rispetto pieno della personalità e dell'autonomia di ciascuna di queste forze — è la sola strada capace di indicare una prospettiva di progresso e di libertà, di fare avanzare gli interessi della classe operaia, delle masse contadine, dei ceti medi, degli intellettuali, e di creare una unità nazionale delle forze della democrazia e del progresso capace di isolare le forze della conservazione sociale e della reazione. Si impongono ormai nuove prospettive politiche, un modo nuovo di governare, fondati sulla più larga partecipazione delle masse popolari e giovanili e delle loro organizzazioni.
Su questi temi è necessario e urgente tanto nei rispettivi paesi quanto a livello europeo occidentale — come già venne indicato dalla Conferenza di Bruxelles dei Partiti comunisti dei paesi capitalistici d'Europa, nel gennaio 1974 — il più ampio confronto di opinioni e la più responsabile ricerca di punti di convergenza e di intesa tra tutte le forze politiche — socialiste, socialdemocratiche, democristiane, cattoliche, democratiche e progressiste — le quali vogliono operare perché le grandi potenzialità democratiche dell'Europa occidentale trovino un terreno d'incontro in una politica di rinnovamento e di progresso.
Lo sviluppo della distensione internazionale — quale si esprimerà prossimamente anche nella Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, per la cui realizzazione è stato fondamentale l'incontro tra la politica estera di pace dell'Unione Sovietica e di tutti gli altri paesi socialisti e le nuove tendenze realistiche affermatesi nelle capitali occidentali — elimina, lungo questa strada, vecchi impedimenti e ostacoli. Si tratta di cogliere tutte le nuove possibilità, anche per assicurare ai paesi dell'Europa occidentale e a questa nel suo insieme la capacità di fornire un proprio originale contributo alla costruzione di una società internazionale fondata sul rispetto del diritto di ogni singolo popolo di scegliere liberamente la strada del proprio avvenire, sull'eliminazione degli squilibri, sulla giustizia, il progresso, lo sviluppo e la pace. Una nuova politica europea occidentale, fondata su rapporti di amicizia e cooperazione, su una base di eguaglianza, con tutti i paesi del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, e su nuovi rapporti con i paesi in via di sviluppo, può assicurare alla realizzazione di questi grandi obiettivi un insostituibile contributo.
Tanto nell'Europa continentale quanto nell'area mediterranea i comunisti italiani e spagnoli intendono intensificare i loro sforzi e le loro iniziative in questa direzione. La riconquista della democrazia in Spagna, lo sviluppo democratico in Italia, possono assicurare all'Europa occidentale — insieme ai processi nuovi che caratterizzano la vita di tanti paesi del continente — nuovo slancio nella soluzione dei problemi con i quali è chiamata a confrontarsi, in una prospettiva di libertà, di democrazia, di progresso e di pace.
I partiti comunisti italiano e spagnolo, i quali elaborano in piena autonomia e indipendenza la loro politica interna e internazionale, hanno piena coscienza delle loro grandi responsabilità nazionali ed europee. Muovendo da queste visioni comuni essi svilupperanno ulteriormente in avvenire i loro rapporti fraterni, che sono contrassegnati da una lunga e solida amicizia.
Dichiarazione comune di PCF e PCI (Roma, 15 novembre 1975)
Dopo i colloqui svoltisi a Parigi il giorno 29 settembre e a Roma il giorno 15 novembre 1975, tra i compagni Georges Marchais, segretario generale del PCF ed Enrico Berlinguer, segretario generale del PCI, ai quali hanno partecipato, da parte del PCF, i compagni Gustave Ansart e Jean Kanapa dell'Ufficio Politico, Charles Fiterman del C.C., e, da parte del PCI, i compagni Gian Carlo Pajetta della Direzione e della Segreteria, Piero Pieralli della Segreteria, Lina Fibbi e Luciano Gruppi del C.C., è stata approvata la seguente dichiarazione comune.
La situazione, in Francia e in Italia, è caratterizzata dall'aggravarsi della crisi che investe tutti gli aspetti della vita economica, sociale, politica, morale e culturale.
Nel suo aspetto economico, tale crisi — parte integrante della crisi che investe il sistema capitalistico nel suo insieme ed influisce su tutti i rapporti economici su scala mondiale — riversa le sue pesanti conseguenze sui lavoratori e sulle masse popolari, colpite dalla disoccupazione, dall'aumento dei prezzi, mentre si dibattono in gravi difficoltà le categorie contadine, l'artigianato, la piccola e media industria.
Le istituzioni della vita civile si scontrano con problemi sempre più acuti, la crisi politica si approfondisce, mentre fenomeni degenerativi colpiscono i rapporti sociali e morali.
Tale crisi rivela l'incapacità del sistema capitalistico di corrispondere alle necessità dello sviluppo delle forze produttive, ivi comprese le scienze e la tecnica; alla necessità di assicurare il diritto al lavoro, l'elevarsi del tenore di vita, lo sviluppo della cultura e l'affermazione di tutti i valori umani. Si manifesta nei due Paesi, così come, in forme differenti, in altri Paesi dell'Europa Occidentale, la minaccia di un grave regresso della società nel suo insieme.
Le forze del grande capitale e dell'imperialismo tentano di approfittare di questa situazione per mettere in pericolo le conquiste economiche, sociali e politiche dei lavoratori e del popolo. Ma la classe operaia e le masse popolari possono, con la loro lotta, sconfiggere questi tentativi, realizzare nuove conquiste ed aprire la strada ad un'ulteriore avanzata sociale e democratica.
A questo scopo, il PCI e il PCF, mentre si battono per gli interessi immediati dei lavoratori, agiscono per una politica di profonde riforme democratiche, capaci di risolvere i gravi problemi economici, sociali e politici dei loro Paesi. Dall'attuale crisi scaturisce più che mai, per la Francia e per l'Italia, la necessità di sviluppare la democrazia e di farla avanzare verso il socialismo.
I due partiti conducono la propria azione in condizioni concrete differenti, e per questo fatto ciascuno di essi realizza una politica che risponde ai bisogni e alle caratteristiche del proprio Paese. Al tempo stesso, lottando in paesi capitalistici sviluppati, essi constatano che i problemi essenziali che stanno loro di fronte presentano caratteristiche comuni e richiedono soluzioni analoghe.
I comunisti italiani e francesi considerano che la marcia verso il socialismo e l'edificazione della società socialista, che essi propongono come prospettiva nei loro Paesi, devono realizzarsi nel quadro di una democratizzazione continua della vita economica, sociale e politica. Il socialismo costituirà una fase superiore della democrazia e della libertà; la democrazia realizzata nel modo più completo.
In questo spirito, tutte le libertà, frutto sia delle grandi rivoluzioni democratico-borghesi e sia delle grandi lotte popolari di questo secolo, che hanno avuto alla loro testa la classe operaia, dovranno essere garantite e sviluppate. E' così per la libertà di pensiero e di espressione, di stampa, di riunione e di associazione, di manifestazione, della libera circolazione delle persone all'interno e all'estero, dell'inviolabilità della vita privata, delle libertà religiose, della totale libertà di espressione delle correnti e di ogni opinione filosofica, culturale ed artistica. I comunisti francesi ed italiani si pronunciano per la pluralità dei partiti politici, per il diritto all'esistenza e all'attività dei partiti di opposizione, per la libera formazione e la possibilità dell'alternarsi democratico delle maggioranze e delle minoranze, per la laicità e il funzionamento democratico dello Stato, per l'indipendenza della giustizia. Si pronunciano del pari per la libera attività e l'autonomia dei sindacati. Essi attribuiscono un'importanza essenziale allo sviluppo della democrazia nelle aziende, in modo che i lavoratori possano partecipare alla loro gestione con diritti effettivi e disporre di ampi poteri di decisione. Il decentramento democratico dello Stato deve attribuire una funzione sempre più importante alle Regioni e agli Enti locali, che devono disporre di una larga autonomia nell'esercizio dei loro poteri.
Una trasformazione socialista presuppone il controllo pubblico sui principali mezzi di produzione e di scambio, la loro progressiva socializzazione, l'attuarsi di una programmazione economica democratica al livello nazionale. Il settore della piccola e media proprietà contadina, dell'artigianato, della piccola e media impresa industriale e commerciale potrà e dovrà assolvere una specifica e positiva funzione nella costruzione del socialismo.
Questa trasformazione non può che essere il risultato di grandi lotte e potenti ed ampi movimenti di massa, che uniscano intorno alla classe operaia la maggioranza del popolo. Essa esige l'esistenza, la garanzia e lo sviluppo di istituzioni democratiche pienamente rappresentative della sovranità popolare, il libero esercizio del suffragio universale, diretto e proporzionale. E' in questo quadro che i due partiti — che hanno sempre rispettato e rispetteranno sempre il verdetto del suffragio universale — concepiscono l'ascesa delle classi lavoratrici alla direzione dello Stato.
Il Partito Comunista Italiano ed il Partito Comunista Francese attribuiscono a tutte queste condizioni della vita democratica un valore di principio. La loro posizione non è tattica, ma discende dalla loro analisi delle condizioni oggettive e storiche specifiche dei loro Paesi, e dalla loro riflessione sull'insieme delle esperienze internazionali.
I due partiti ritengono che nel rapporto tra tutti gli Stati — che dovrebbe essere caratterizzato da una cooperazione sempre più stretta, nel quadro di una nuova divisione internazionale del lavoro — deve essere garantito il diritto di ogni popolo di decidere in modo sovrano del proprio regime politico e sociale. Sottolineano perciò la necessità di lottare contro la pretesa dell'imperialismo statunitense di ingerirsi nella vita dei popoli, e si pronunciano contro tutte le ingerenze straniere.
I due partiti ritengono che per garantire il successo nella lotta contro il nemico principale della classe operaia e delle masse popolari — il capitalismo monopolistico — è indispensabile che si realizzi una libera intesa di differenti forze sociali e politiche, tra le quali la classe operaia unita sappia conquistare una capacità dirigente. Queste larghe alleanze sono necessarie sia nella fase attuale che per l'edificazione del socialismo.
Lo sviluppo di una cooperazione solida e durevole tra i comunisti e i socialisti costituisce il fondamento di questa ampia alleanza. Si può constatare inoltre che oggi larghi strati del mondo cattolico prendono crescente coscienza della contraddizione che si apre tra la realtà dell'imperialismo e del capitalismo e le loro aspirazioni più profonde alla fraternità tra gli uomini, alla giustizia sociale, alla affermazione di valori morali più elevati e alla piena espansione della personalità. Questo fatto crea possibilità sempre più grandi di un incontro tra i comunisti, l'insieme del movimento operaio, e le forze popolari di ispirazione cristiana. Queste possono e devono avere un ruolo importante nella creazione di una nuova società.
In questa situazione di crisi e di fronte ai grandi compiti che essa impone, i due partiti hanno coscienza piena delle loro crescenti responsabilità e della loro insostituibile funzione.
In rapporto alle conclusioni della Conferenza dei partiti comunisti dell'Europa capitalistica — svoltasi a Bruxelles nel gennaio 1974 — i due partiti riaffermano la loro volontà di far progredire l'azione comune dei Partiti comunisti e socialisti, di tutte le forze democratiche e progressive dell'Europa contro il fascismo e contro tutte le minacce alla libertà, per la difesa degli interessi della classe operaia e delle masse popolari, per profonde trasformazioni democratiche delle strutture economiche e sociali.
Di fronte all'orientamento, profondamente contrario agli interessi popolari, dei centri monopolistici multinazionali e nazionali e di quei gruppi dirigenti la cui politica provoca l'aggravarsi, nell'Europa del mercato comune, della disoccupazione e degli squilibri sociali, i due partiti attribuiscono una grande importanza allo sviluppo di iniziative unitarie delle forze popolari e delle forze di sinistra, anche nel Parlamento europeo, per la democratizzazione degli orientamenti e del modo di funzionare della Comunità economica europea, per la progressiva costruzione di un'Europa democratica, pacifica e indipendente.
Nello stesso spirito, di fronte all'ora cruciale che sta vivendo la Spagna, i due partiti, certi di interpretare a questo riguardo la convinzione di tutti i democratici, condannano ogni tentativo di perpetuare, sotto una forma od un'altra, il regime franchista. Essi riconfermano la loro combattiva solidarietà con la classe operaia e con tutti gli antifascisti della Spagna, che lottano per la salvezza e la liberazione dei prigionieri politici, per lo stabilirsi di un regime di piena libertà politica.
Essi esprimono inoltre le loro preoccupazioni per le difficoltà che conosce la giovane democrazia del Portogallo, ed auspicano che tutte le forze operaie e democratiche ritrovino la loro unità nella lotta per sbarrare la strada ad ogni minaccia reazionaria e garantire il progresso democratico e sociale di quel Paese.
La Conferenza di Helsinki degli Stati europei — alla cui organizzazione e al cui successo l'Unione Sovietica ha dato un contributo di primo piano — ha costituito una tappa importante sulla via della distensione internazionale e della creazione di un sistema di sicurezza collettivo in Europa. La coesistenza pacifica è la sola alternativa ad una guerra sterminatrice, è una condizione per risolvere i conflitti tra gli Stati, per sviluppare la più ampia cooperazione internazionale in tutti i campi. La coesistenza pacifica, che non costituisce lo statu quo sociale e politico, offre il terreno più favorevole alla lotta contro l'imperialismo, per la democrazia e per il socialismo.
Impegnandosi in questa lotta, i due partiti sviluppano la loro azione in favore di nuovi progressi della pace, della reciproca e graduale riduzione degli armamenti — sino al disarmo generale —, del graduale superamento e scioglimento dei blocchi militari. Essi esprimono la loro volontà di contribuire all'unione di tutte le forze interessate a frenare la corsa agli armamenti.
Ribadendo il principio della autonomia di ogni partito, del rispetto e della non ingerenza, dell'internazionalismo, il PCF e il PCI intendono proseguire e rafforzare la loro fraterna cooperazione.
Roma, 15 novembre 1975.
La dichiarazione dei tre partiti (Madrid, 3 marzo 1977)
Nei giorni 2 e 3 marzo '77 si è svolto a Madrid un incontro dei compagni Santiago Carrillo segretario generale del Partito comunista di Spagna, Enrico Berlinguer, segretario generale del Partito comunista italiano e Georges Marchais, segretario generale del Partito comunista francese. Accogliendo l'invito di Santiago Carrillo i compagni Marchais e Berlinguer hanno così voluto riconfermare al Partito comunista di Spagna e a tutte le forze democratiche spagnole la solidarietà dei comunisti francesi e italiani nella loro azione per la democrazia e per la costruzione di una Spagna libera.
In questo spirito il Partito comunista francese e il Partito comunista italiano esprimono la loro convinzione che il popolo spagnolo perverrà al pieno ristabilimento della democrazia di cui un criterio essenziale è oggi la legalizzazione del Partito comunista e di tutti i partiti, indispensabile per la tenuta di elezioni effettivamente libere. Essi manifestano la loro solidarietà con tutti coloro che operano in Spagna per la liberazione dei prigionieri politici e perché venga posto fine alle provocazioni e ai delitti fascisti che vogliono ostacolare il cammino della democrazia.
La fine della dittatura franchista dopo quella del fascismo in Portogallo e in Grecia rappresenta un cambiamento importante e positivo nella situazione europea.
Il progresso democratico in Spagna è di particolare interesse per i popoli francese e italiano.
I tre paesi conoscono attualmente una crisi che è insieme economica, politica, sociale e morale. Questa crisi sottolinea l'esigenza di soluzioni nuove per lo sviluppo della società. Al di là delle diversità di condizioni che esistono in ciascuno dei tre paesi, i comunisti italiani, francesi e spagnoli affermano la necessità, per assicurare una alternativa positiva alla crisi e sconfiggere gli orientamenti reazionari, di realizzare il più largo accordo delle forze politiche e sociali pronte a contribuire a una politica di progresso e di rinnovamento. Ciò richiede la presenza dei lavoratori e dei loro partiti alla direzione della vita politica. Mentre difendono quotidianamente gli interessi immediati dei lavoratori, i comunisti propongono riforme democratiche profonde.
La crisi del sistema capitalistico richiede con ancor maggiore forza che si sviluppi la democrazia e si avanzi verso il socialismo.
I comunisti spagnoli, francesi e italiani intendono operare per la costruzione di una nuova società nel pluralismo delle forze politiche e sociali e nel rispetto, la garanzia e lo sviluppo di tutte le libertà individuali e collettive: la libertà di pensiero e di espressione, di stampa, di associazione e di riunione, di manifestazione, di libera circolazione delle persone all'interno e all'estero, libertà sindacale, autonomia dei sindacati e diritto di sciopero, inviolabilità della vita privata, rispetto del suffragio universale e possibilità dell'alternarsi democratico delle maggioranze, libertà religiose, libertà della cultura, libertà d'espressione delle differenti correnti e opinioni filosofiche, culturali e artistiche. Questa volontà di costruire il socialismo nella democrazia e nella libertà ispira le concezioni elaborate in piena autonomia da ognuno dei tre partiti. I tre partiti intendono sviluppare anche in avvenire la solidarietà internazionalistica e l'amicizia sulla base della indipendenza di ogni partito, dell'eguaglianza dei diritti, della non ingerenza, del rispetto della libera scelta di vie e di soluzioni originali per la costruzione di società socialiste corrispondenti alle condizioni di ogni paese.
Anche nell'occasione di questo incontro di Madrid i comunisti spagnoli, italiani e francesi tengono a riaffermare l'importanza essenziale che attribuiscono a nuovi passi avanti sulla strada della distensione e della coesistenza pacifica, a progressi reali nella riduzione degli armamenti, alla applicazione integrale da parte di tutti gli Stati di tutte le indicazioni dell'Atto finale della Conferenza di Helsinki e al positivo svolgimento dell'incontro di Belgrado, all'azione per il superamento della divisione dell'Europa in blocchi militari antagonistici, allo stabilimento di nuovi rapporti tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo e di un nuovo ordine economico internazionale.
E' così che i tre partiti concepiscono la prospettiva di una Europa pacifica, democratica e indipendente, senza basi straniere, né corsa agli armamenti e di un Mediterraneo mare di pace e di cooperazione tra tutti i paesi rivieraschi.
La Spagna libera per la quale lottano i comunisti e tutte le forze democratiche spagnole sarà per l'Europa un fattore importante di democrazia, di progresso e di pace. Per questi obiettivi è necessario e possibile che al di là delle diversità delle idee e delle tradizioni prevalgono il dialogo e la ricerca di convergenze e di intese unitarie tra comunisti, socialisti, forze cristiane, tra tutte le forze democratiche. Spesso nel corso di questi anni la causa della libertà della Spagna è stata il terreno di azioni comuni. Dalla capitale di una Spagna che si avvia alla rinascita democratica i comunisti dei tre paesi chiamano oggi alla unione tutte le forze che vogliono la democrazia e il progresso.